giovedì, 28 maggio 2009

Ki non sbaglia vale poko!

Io questa notte valgo molto dippiù di questa mattina ké ho imparato un mukkio dikòse nuove, ke se non avessi kommesso errori non le avrei konosciute mai.

 

Sbagliare non è umano, ma l’uniko modo per kapire kome fare eddìre eddàre tutte lekòse ke dinuòvo durante lanòstra vita konosciamo.

E lekòse son kosì tante ke…

postato da: ioeilmiopc alle ore 02:59 | ***** | commenti (25)
kategoria:errare umano est
domenica, 24 maggio 2009

Moriremo tutti, kapisci? Un giorno, tutti noi non ci saremo più – kosa diverremo e dove andremo non l’ho visto e non vi posso dir niente – eqquésta è l’unika kazzo di possibilità ke abbiamo per relazionarci, per konoscerci e per stare vicini.

Per volerci bene è questa l’unika okkasione ke abbiamo!

Vorrei dirvi di non lasciarvela sfuggire, di non aver paura, difàrlo kon tutto l’amore ke abbiamo nel kuore. Difàrlo senza riserve, senza freni.

Vorrei dirvi ke abbén vedere siamo unici in un tempo uniko ebbréve e ke non tornerà mai più.

Ma questa volta tokka ammé dire qualkosa: vi voglio bene, anke se non vi konosko! Anke se forse non ci sarà mai data okkasione, kon tutto il mio kuore vi lascio qui questo mio vi amo tutti. Un per uno, senza riserve.

Elizabeth M.

postato da: ioeilmiopc alle ore 04:06 | ***** | commenti (8)
kategoria:ritorno dal futuro
domenica, 24 maggio 2009

Certo kelosò, kekkrédi! Nessun poeta ci ha mai kantato lastòria del ''nonvìvo più senza dité'' senza dover poi dilungarsi in tragedia.

Io assente. Ettù nonvìvi senza dimé...

Madìko, non esistono gli altri senza un te, dunque kekkàzzo!


Siamo in parità.


Komunque... Ritorno ritorniamo ritorna.

Mordimi! Mordimi lemàni, il pensiero. Mordimi!

Parlavamo dikàsa e di bambini. Ma non siamo troppo giovani per farlo? Cisòno età per il pensiero?

Ekko le domande, ely, cisòno domande ke hanno un'età ettù sei troppo giovane per portele. Le domande hanno anke un peso! E la tua skiena kosì fragile...

postato da: ioeilmiopc alle ore 03:42 | ***** | commenti (1)
kategoria:skusa lespĂ lle
giovedì, 21 maggio 2009

L'amore non esiste.

Kome non esiste Dio.

Esiste il sesso, quella spinta sentimentale ke tifaffàre grandi kose, avvòlte, ma anke molto sciokke; esiste poi il deklino kome in tutte lekòse.
Giunge puntuale essémpre lanòia, la stankezza.

La FINE esiste per permettere un nuovo inizio. Daquàlke altra parte, kon qualkun altro.

 

Finké dura.

postato da: dday alle ore 04:01 | ***** | commenti (18)
kategoria:finké dura
lunedì, 18 maggio 2009

Pensavo ai cieli radiosi della mia infanzia! Ai miei peluche made in China, e al mio povero nonno keméntre moriva mi teneva lamàno e mi sorrideva kome vergognandosi di quel ke stava succedendo!…

Sapete, avvòlte, ki muore si vergogna…

postato da: ioeilmiopc alle ore 14:30 | ***** | commenti (16)
kategoria:la morte
sabato, 16 maggio 2009

dietro gli spekki

manikini spiano

okki riflessi negli okki

prospettive di altre verità

kamere oskure

per artifici

sguardi

di analisi kritika.

 

tentakolari visioni di fuga.

postato da: ioeilmiopc alle ore 19:56 | ***** | commenti (8)
kategoria:dietro gli spekki
venerdì, 15 maggio 2009

Obbisògno, ho un infinito bisogno ke tu midìka ke questa volta è per sempre. "Sarà per sempre, Ely!"

Dillo, prendimi pure per il kulo, ma kettikòsta dirmi "Sarà per sempre".

Potrei krederlo per il tempo ke mi serve, ke mi basta, mentre tengo gli okki kiusi e il kuore aperto.

Cisòno bugie kefànno bene.

postato da: ioeilmiopc alle ore 22:02 | ***** | commenti (13)
kategoria:per sempre
mercoledì, 13 maggio 2009

Faccio un pessimo uso del mio tempo.

Lo butto via.

 

Da grande vorrei fare la scienziata, l’avvokato eppùre l’astronauta.

Ma non ho mai tempo per kominciare ke lo spreko in kazzate.

postato da: ioeilmiopc alle ore 15:59 | ***** | commenti (14)
kategoria:tempo
lunedì, 11 maggio 2009

Ekkoci nella rubrika settimanale ke va oltre i 10 komandamenti. Questa sera, la redazione di ioeilmiopiccì elliéta di presentarvi altre sagge dritte per non kadere nei tranelli della Kiesa. Ma vi avvérto, voi ne leggerete solo qualkuna, ma in realtà dentro queste pokissime se ne celano altre e altre kome nelle matrioske: non sapràn koglierle tutte solo ki non esce mai al parko la domenika quand'è sole e non tira vento eccé un mukkio di gente ke ride e ke faffésta e cisòno pure le testoline bionde dei bambini ke giokano a rinkorrersi o a cerkare di uccidersi in mille maniere simpaticissime effantasiòse.

La religione non è l'uniko oppio della gleba, c'è pure l'eroina davanti alle skuole degli adolescenti.

L'eroina fastàre troppo bene, e non male (parole dimìa sorella mavòi prendetele per buone ke sono vere essàgge): ekko perké sidrògano ormai anke i bambini. (Questa società ettròppo noiosa ettrìste ormai! Bisognerebbe rallegrarla un pò frequentando tutti insieme i parki alla domenika quand'è sole ma anke quando non c'è ketànto komunque sarebbe un posto migliore del mio letto vuoto e la mia tivù ferma da anni su un kanale alieno pieno di puntini ke ankora devo decifrare [sì, vabbé, adesso mi direte ke i vostri letti sono più "allegri" delmìo] ma misà ke non riuscirò mai ke mi manka pure l'antenna!)

Pretendere davòi sempre il massimo sifinìsce per rinkoglionirsi: ehm: dormire dippiù (Questa me la devo skrivere sul palmo della mano sennò me la dimentiko).

Dite sempre in ogni momento quello ke pensate e non quello ke pensate ki vi sta davanti vuol farvi dire o peggio ankora vuol sentirsi dire: prendereste per il kulo solo voi e le possibilità di infiniti altri sviluppi possibili (misà kequéste sono le "libertà e diritti del possibile" di Keplero).

Non andate allesselùnga divìa Novara alla domenika, sennò non ne uscireste se prima non sifà giorno (Vi prenderebbe persino la voglia di mandarmi akkagàre e rifugiarvi entro le kolonne della prima kiesa ke trovate lì vicino pur di non respirare quel karnaio del kazzo).

Il tempo non è denaro, ma prezioso! Non sprekarlo non signifika non sprekare SOLO il tuo, di tempo, kequéllo se lo vuoi gettare nel bidone dell'immondizia ammé fotterebbe niente di niente, ma anke ilmìo eqquéllo di ki verrà dopo dité ke setù hai kazzeggiàto e konkluso un kazzo di niente, sei un pirla e kriminale ke hai danneggiato ki magari setù non lo avessi gettato e lo avessi usato per, kenesò, per skoprire lakùra per il kankro ci saresti magari pure riuscito.

...segue

postato da: dday alle ore 04:14 | ***** | commenti (22)
kategoria:oltre i 10 komandamenti vol 2
giovedì, 07 maggio 2009

alla fine finisce sempre tutto.

alla fine devono per forza finire tutte lekòse.

sennò non sarebbe lafìne.

la FINE, kapisci?

alla fine tutto finisce. anke i rapporti addùe.

postato da: ioeilmiopc alle ore 19:40 | ***** | commenti (15)
kategoria:the end, oltre i 10 komandamenti vol 2
venerdì, 24 aprile 2009

Dio non esiste!: essòlo una tua fantasia. Lui non è, mentre tuséi. Kosa, kettifréga, marésta keséi qualkosa tant'evvéro ke se titòkki, tisénti.
Lamòrte è lafìne ditùtte lekòse.
Il tempo è un'idea. Niente mekkanika quantistika, niente kurve konike, niente superstringhe, niente di niente! Essòlo un ragionamento affòrma di elikoide.
Uno più uno fassémpre UNO perké oltre non potremmo mai andare: il DUE è irraggiungibile. Nel mezzo c'è l'infinito...
Non si può essere  in più posti kontemporaneamente.
L'infinito esiste, ma è geometrikamente insondabile. Dunque evvéro anke il kontrario.
Le stelle più lontane sono quelle ke non vedremo mai. Emmài dire mai...
Puoi dire le bugie, ma DEVI dirle kon intelligenza sennò finisci all'inferno.
L'inferno non esiste. Ergo: vivi nel rispetto dei kazzi tuoi e di quelli degli altri se questi non limitano i tuoi kazzi. (Kiaro, ne?)
Non devi Mai affezionarti aqqualkùno o qualkosa: losài ke lo perderài prima opòi! (oppure fallo, ma non ci piangere su sepòi lopérdi, sennò sei un doppio pirla)
Non fidarti mai di nessuno: selofài, sei un pirla perké in linea di massima non puoi fidarti neppure dité perké non ti konoscerai mai (per farlo dovresti vivere tutte le vite possibili senza dimentikare mai niente di niente ed essere in ogniddòve simultaneamente!) kequàndo esci dikàsa le variabili akkùi latùa esistenza si espone sono talmente tante ke non saprai mai se laséra ritornerai dadòve sei partito.
Non sputare per strada: saresti volgare!
Non sentirti mai intelligente o kolto o saggio: selofarài allora vorrà dire ke non loséi.
Non prestare fede aqquéllo ke dice la Kiesa s.p.a., Lei è solo un'antika menzogna per kontrastare la Verità: quando krepi, TUTTO torna ad essere NIENTE.

...segue.

postato da: dday alle ore 21:49 | ***** | commenti (6)
kategoria:oltre i 10 komandamenti
giovedì, 16 aprile 2009

Sono certa ke non akkade mai niente per niente: la kasualità non esiste!

Un mio amiko è senza passato, mi ha detto questo pomeriggio. Un virus un giorno decise di kancellarglielo, e... STOP, appérso tutto!
Adesso esegue sempre i backup, nelle kartucce, nei dividdì, li fikka persino nella lampadina taskabile (dentro c'è una penna USB).

Io no, non voglio konservare. I rikordi fan male.... Lascio ke questa kontingenza storika traskorri, passi, e infine muoia kome deve morire ognikkòsa. Nel frattempo me la vivo... finké dura.

Le kose sono bellissime solo se sono UNIKE. Irripetibili!

postato da: ioeilmiopc alle ore 17:33 | ***** | commenti (16)
kategoria:virus
mercoledì, 15 aprile 2009

Dunque è vero! Non siamo tutti uguali ed i supereroi non esistono. Dio ke visione… e ora? Se non apparteniamo ad un insieme omogeneo e biunivoko kome riuscire a komprenderci? Kome vorrei poter kamminare sulle strade di San Francisco… Ma ora la mia preokkupazione ha primaria importanza. Vedo e traduko, solo da poko tempo, molte situazioni in prospettive diverse, più profonde della mia tanto dekantata superficialità. Mio padre non è un super uomo… “solo” perké ha perso il lavoro, la dignità e si sente più fragile ed incerto kome la mia solitudine? Eh sì!, anke lui è un’ uomo: sikuramente il peggiore ke konoska! Rikordo bene quel “ti voglio bene babbo” tanto atteso e finalmente lasciato libero benké per telefono mentre da lontano Lui lo dimostrava kostantemente nonostante la Mia ingratitudine. Più ke pelle d’oka… krosta d’oka. Vorrei dare un kalcio a questo kazzo di Mondo. Rimpiango il romanticismo e tutti i suoi pseudonimi. Una frase di un komponimento dice ke non sapremo dove andare se non abbiamo konsapevolezza delle nostre origini… béh Io non so neanke dove sono e a ke ora ci sono arrivato. Sono immerso nel malto bolloso e affogo, le urla diventano bolle bronzate pesanti ke kadono inevitabilmente verso il basso, sul fondo di un pozzo di latta rosso dove si konfondono kon mille monetine per mille inutili desideri. Glabro e appiccikaticcio sono qui davanti a te. Vago pazzo per lo spazio sul dorso di un kavallo ke ha perso la propria Regina, e ke non vuole kredere alla sorte ke lo attende. Skakko in kulo alla mia vita, prima vita, morta prekoce. Delittuoso ed effimero pekkato veniale, ironiko gioko di parti multifunzionali. Quali sono quindi questi parametri sensibili galattici ke skontrandosi poi in milioni di anni hanno kreato il kontinuo mutamento istantaneo dinamiko ed irreversibile ke kostruisce, minacciato dall’entropia, il nostro pikkolo ma komplesso Universo? E noi pikkole X per pikkole Y produciamo equazioni lineari ke desidererebbero konoscere lo Zero, ed artificiosamente intersekiamo la nostra esistenza su centri koncentrici le kui tangenti vivono velocemente le pendenze su kui si sviluppano kome l’amore incide sulla nostra minuskola parabola ke kostruiamo fino alla morte. Kosì ora passiamo ore e ore al telefono, insieme, respiriamo aria nuova ke si spreka oltre i kancelli ke si apriranno se Dio vuole, le troppe delusioni ke il nostro inkonscio già impattava nel passato ma dalle quali Egli stesso voleva tenerci lontano, al sikuro, per poi farci sbattere kontro da adulti per elaborare nuove informazioni sulle reazioni e le konseguenze delle stesse. Allora noi soppeseremo il koncetto della vita…

Però sono sikuro di amarti; a giorni alterni. 

Nostalgike e piene di rabbia riekeggiano nelle mie pikkole orekkie le urla, di dolore di un amore infantile moribondo, rapite dalla promessa ke niente e nessuno mi avrebbe più umiliato ed annientato; ma il bambino ke ankora sono, ankora soffre e non ha trovato molti ostakoli per riprendere a skavare la propria fossa.

Kammino ore per la strada. Nell’aria respiro il profumo umido dell’asfalto bagnato, in testa risuona ankora l’eko delle parole in bokka a quella gentaglia. Esistono questioni sakre, superiori o almeno kosì le konsiderano, kosì kome penso ke siano impronunciabili da ki non ne possiede il sentimento. Un uomo mi porge il barattolo rosso e nel pikkolo pozzo ke mi rikorda, lascio kadere l’ennesima pikkola monetina per l’ennesimo pikkolo desiderio. Il rumore all’interno dei bar si alterna kon quelli dei passi di legno ke scivolano sul pavois reso lucido dalla pioggia. Non è la prima volta ke kammino kosì… sotto l’acqua. Anke quella sera ero ormai senza parole. Tritata finemente l’ultima riga di felicità non mi restava ke uscire, mi fiondai kosì… tutto kotto fuori dal cesso di quel postaccio desideroso di tornare a respirare aria pulita. Non sapevo ankora di venire da te, kontinuava a kolarmi il naso e desideravo solo affogare in un bikkiere di whiskey.

Kome tutto nella mia vita, questo periodo di demenza l’avevo scelto Io. Il mio karo amiko Dave ha trovato la metafora ke più kalza la rievokazione della “Sniffata”. Però non si tira perké si è soli. Il mio era solo un kontinuo e perpetrato tentativo di konoscere ed appagare i desideri utopistici della bestia. La bestia è quella parte di Noi ke konfonde, insinua e destabilizza la nostra koscienza. Eppure la felicità non era mai stata kosì vicina akkàsa… Era vestita di top rosso, blue jeans e skarpe koi takki sorridenti. Ballava piena di vita ed i suoi kapelli kastani si muovevano a tempo. Ho preso la vita per le palle, dimentikai ke ero lì per kontinuare ad offendere il mio naso e fu kosì ke per un’ora ci tenemmo per mano; non rikordo di essere mai stato kosì loquace. Brillavo del tuo riflesso ed ero inebriato dall’eko delle tue risate… ke ankora ripensandoci koprono ed avvolgono i rumori fuori dal mio inferno.

Li avverto… stanno arrivando tintinnando le kiavi dei nostri gironi, i nostri angeli kustodi; apriranno per poke ore le nostre gabbie, e sono pronto a uscire e kome una spugna assorbire energia di vita.

Quello ke so è ke non sono sikuro di amarti ora, perké sei diversa da quando amavi me prima ke fossi Io a kambiare. L’ultimo spettakolo di autodistruzione a kui ho assistito è stato l’abbattimento delle Torri Gemelle… e dire ke pensavo Io di essere Ground Zero. Anke quel giorno, questa notizia, non aveva avuto su di me l’effetto ke invece skonvolse milioni di persone, difatti ero alla disperata ricerka di un fottuto rikordo karino della mia infanzia… Se mi sento partikolarmente morto quando tiro fino all’alba è altrettanto vera la sensazione di vita ke provo quando sono alla “ricerka”. E’ una filosofia…, bisogna sapersi muovere attraverso kondutture molto strette, rikke di trebekkole, giokare kon le parole silenziose e vivere intensamente il tempo ke passa molto lentamente… attendendo lo sviluppo del gioko. Certo è vero ke per sentirmi vivo devo avvertire il riskio ed essere sotto pressione, la ricerka kontinua e maniakale è sintomo ke c’è qualkosa ke non gira a dovere. E’ naturale pensare di konseguenza, ke anke nell’amore avverta quindi il desiderio di stravolgere l’ordine dei valori, perké deve signifikare soffrire ed è stato sempre kosì sin dalle elementari. Forse l’abitudine koltivata fin da pikkolo di maneggiare soldi ed assumermi responsabilità più gravi del mio peso ne ha intercettato e sminuito il valore affettivo. Tante volte realizzo di essere perikoloso, ma felice quando non ho un euro in taska. Questa assidua ricerka di dolore e sofferenza nasce dalla forzata volontà di essere privi di tutti quei pregi e privilegi forniti nientepokodimeno ke da madre natura, madre delle differenze non rikieste su kui però naskono kontinue diskriminazioni. La battitura a tappeto, ekoskandagliata degli abissi delle emozioni umane è quindi iniziata ankora in età prekoce. Nasce kosì figlia dei dubbi e dei tormenti di un bambino ke legge nell’aria quanto konti nascere, delle volte, ki non si è. Quante volte ho desiderato kiudendo forte gli okki “ fermate tutto, voglio scendere!”, pekkato, ke, quando ciò avviene non sia una koincidenza. In effetti non è kompito nostro o non è nelle nostre possibilità poter scegliere le modalità ed i tempi di sosta. Era però molto tempo ke aspettavo. Dal mattino, fin dal risveglio, avevo kome il sentore, sebbene ankora non immaginassi kosa mi attendesse, ke sarebbe stata una giornata strana… di straordinaria importanza. Intorpidito, pigro… insolitamente passivo, pronto ad affrontare il lungo ed arido periodo privo di approvvigionamenti ero pronto ad affrontare il letargo ormai stanko e privo di energie. L’attesa era dunque terminata, dovevo solo essere dove Loro sarebbero venuti a cerkarmi. Sikuramente “gli altri” non erano pronti, erano molto agitati… nervosi… hanno cerkato fino all’ultimo di salvarsi; ma ormai era troppo tardi per qualsiasi kolpo di scena.

Ora è giunto il tempo di riesaminare i dati ed analizzare il kontenuto di tutta questa esperienza neanke pionieristika. Anni ed anni di domande, ipotesi, pensieri: meritano una risposta… ed è a portata di mano; devo solo tradurre kon il kodice appropriato, la memoria non ankora satura del mio elaboratore…

postato da: dday alle ore 17:13 | ***** | commenti
kategoria:delusa konsapevolezza
sabato, 11 aprile 2009

Ehi, bello!, vedi di sistemare latùa vita prima, ke...

- ke?

...prima ke; vabé, askolta: kiamami.

- Non kiamarmi "bello" sennò...

sennò?

- sennò ti spakko il kulo!

Wow!

- Piantala!

Maddài, son kazzate! Volevo solo dirti ke ti amo e ke mi manki e ke sei un fesso se non mi kiami mai.

- Fesso?

...e ke losài ke ti amo e ke mi fai stare male se non ci sentiamo e ke dovresti riempirmi di messaggini e ke...

- maqquì non c'è segnale!?

Allora kambia skeda!

- Fatto... vuoi il numero?

No. Sei scemo, scemo escémo!

- Ma vaffankùlo!

postato da: dday alle ore 01:16 | ***** | commenti (3)
kategoria:dialogo tra lui e lasĂąa ragazza
giovedì, 09 aprile 2009

Nelle morbide ed umide cavernosità, che nel profondo del mio cuore si aprono all’interno, io coltivo gemme e pietre preziose. Quando ne percorro i soffici sentieri, mi muovo in silenzio; faccio attenzione a non turbare la quiete pulsante, che nella luce di un perenne crepuscolo, vi aleggia come un brillante sudario. Qui ammirò la crescita lenta ma prodigiosa dei miei cristalli. Li guardo risplendere, li sento vibrare. Mi preoccupo per loro. Mi sforzo di regolare il tasso di umidità per non rischiare di seccarli, e il battito del cuore affinché non li disturbi. E rimango per ore ad accarezzarli, sfiorandoli leggermente immerso nella più estatica contemplazione. Sono così belli…non posso fare a meno di ammirarli.

Eppure

Nonostante io cerchi disperatamente di prendermene cura, alcuni di essi muoiono. Altri mutano profondamente la loro struttura. Limpidi diamanti si stancano di sfavillare per me e ritornano a d essere brandelli di carbone ansiosi di fuggire e rinascere altrove. Altri, come le acquemarine, pervase dalla collera, si tingono di rosso smeraldo e urlano con forza, echeggiando nella caverna. Ho visto interi campi di teneri  cristalli  ridursi in polvere grigia, e rimanere a marcire nel buio che ne ha preso il posto.

Allora io corro ai ripari. Preoccupato dal vuoto che riempie gli spazi, stringo, contraggo, atrofizzo il mio cuore. Lo rendo più piccolo per sforzarmi di mantenerne il controllo. La lenta e dolorosa implosione risuona come un collasso nelle miei visceri che bramano di digerire ed annichilire quello che il cuore forse non riesce più a controllare. Sento che vuole divorarmi dall’interno.

Ma se il mio cuore ora diventa piccolo come faccio a sentirmi ricco? Come faccio a possedere un po’ di ricchezza?

Come diavolo faccio a conservare lo splendore che gli altri vorrebbero/potrebbero donarmi?

Ne ho il diritto?

Oppure è meglio che trasformi i miei occhi in sostanza traslucida affinché nulla penetri all’interno…e al tempo stesso quel poco che posseggo non possa più fuggire?

postato da: itopinelmuro alle ore 17:41 | ***** | commenti (4)
kategoria:banchetto di pietre
giovedì, 09 aprile 2009

A volte non ci accorgiamo di quanto siamo ingenue quando ci innamoriamo di uomini(bastardi)che ci picchiano, ci trattano come serve, come animali!

E questo non é niente! Poi quando abbiamo di fronte persone che ci amano sul serio diventiamo cieche, perdiamo completamente la vista.

Vediamo solo e sempre il lato negativo della gente che ci circonda.

Non posso dire che parlo per esperienza, ma conosco tante persone che lo fanno!

No no, io per fortuna ho riacquistato la vista!

postato da: liagale alle ore 00:47 | ***** | commenti (8)
kategoria:le donne amano i bastardi
mercoledì, 08 aprile 2009

E se domani, un domani di tanto tempo fa i komputer saranno del tutto autonomi?
Arriveranno ad esempio appensàre ke quell'utente è un deficiente eddìre: "ehi tu, VATTENE!"
Noi potremmo sempre stakkar loro laspìna, evvéro...
allorké dopodomani di tantissimo tempo dopo gli stessi avranno anke un kuore...
emmagàri anke delle mani, delle gambe...
e a quel punto potrebbero ammazzarci tutti e...
eppòi dopo mille stagioni arriverebbero a dimentikare ke siamo stati noi a krearli, e...
e allora sentendosi soli
soli in questo immenso universo...
si inventeranno un Dio
e una Genesi ke.. ke offrirebbe loro le risposte ditànta solitudine, ditànto spazio vuoto... ditànta TRISTEZZA

e...

Ciao Dio, siamo solo dei komputer lontani?
Eqquésto kesiàmo per te?

postato da: dday alle ore 20:44 | ***** | commenti (4)
kategoria:trilogy
mercoledì, 08 aprile 2009

Questo battesimo ha per me l'acre sapore di una rinascita;
ciò che solo desidero fare, è raccogliere una parte del  messaggio segreto custodito da alberi, nuvole, stelle e montagne, custodirlo per un po' e assaporarlo assieme a voi...
Grazie

postato da: itopinelmuro alle ore 08:14 | ***** | commenti (3)
kategoria:passaggio
martedì, 07 aprile 2009

Sulla porta c'è un foglietto rosso. Le domande non finiskono mai, c'è skritto. Times New roman, kredo. Bianko. Korpo grande. Lo abbiamo attakkato lì perké non ci illudiamo. Viviamo questa parentesi kon gioiosa semplicità. Ettùtto civiéne dolce effàcile. Ettùtto assume ikolòri pastello del quotidiano. Abbiamo lenzuola rosse ebblù. E pavimento di legno kiaro sotto inòstri piedi. Più sotto skorre una strada placida ekkiàra. Di pikkole librerie e edera sulle pareti. Non fa kaldo. Né freddo. Né m'importa molto. La pikkola pioggia di lunedì estàta persino allegra, perdìre. Kiakkierando verso kasa ledomànde si affollavan più fitte delle gocce. Kosa vuoi ke importi il tempo. Kosa vuoi ke kambi? Ammé ke non interessa neanke il tempo del kalendario... Ammé ke non mi sento koetanea, alle volte, spesso, persino dei miei stessi anni. Ammé ke, invece, mi sento vivere insieme ai miei affini. Perké l'età è una questione di pensiero, e il pensiero relativizza. Molto più della velocità della luce. Ofòrse uguale. Nonsò. Il pensiero krea mondi e non lo puoi fermare, sisà. E mi girano nella testa vortici di pensieri. E vorrei ke ognuno vivesse al massimo la sua testa. E ke tutti inkontrandoci potessimo subito, e traskurando le pure formalità, trasmetterci il poko ke abbiamo kapito. Kondividere tutto. Dasùbito. Ma non è kosì. Suqquéste nutrientissime strade paskolano gruppi di persone ke non vivono il mio stesso mo(n)do. Gente di un altro mo(n)do. Gente ke rikonduce tutta l'esistenza a quattro o cinque koncetti stinti. Senza un dubbio mai. Una volta nel cimitero di Montparnasse una ragazza, kome noi sordomuti in gita, ciparlàva arràffika di luoghi komuni e luoghi di provenienza. Parigi è romantika. Roma è romantika? Milano è romantika? No, Roma non è romantika. No, Milano non è romantika. Ma anke sì. Ma certo no. Se Parigi è romantika. Ma kosa vuol dire romantika? Non dipende forse dakòme seitù? Ognikkòsa non è forse ognikkòsa in potenza? E sono già un pò (po' perkì gradisce) stufa di questi sguardi sognanti skuotendo latésta eppensàndo a Roma. Ké Roma è questo, quello e quell'altro. Non una kosa sola. Komemè. Kome ognuno, del resto. Dopo alla stazione Louis Blanc un signore: a Roma è molto kaldo, vero? Io non kapisko questa fretta di buttare fuori tutte le banalità ke si konoskono su un argomento. Non siamo in televisione, non è un quiz, kazzo! Puoi prenderti tempo, semplicemente guardarmi e cerkare di arrivarmi al pensiero. Solo supponendomi, per dire. Puoi kiedermi kome mi sento, kosa penso. Trovo noiosa la prassi ke, quasi sempre, bisogna affrontare in certe okkasioni. Si può parlare ditùtto, sempre. Perké siamo tutti qui, su questo pikkolo pianeta e non cisòno segreti. Mi inkontri una volta nella vita. Ora omài più. Siamo qui. Dividiamo l'attesa di un treno in un posto uniko. Mi kiedi se fa kaldo a Roma. A Tokyo. A New York. Kosa vuoi ke me ne importi. Kosa vuoi kekàmbi. Kosa posso saperne. E allora mi kiudo in un silenzio strano. Alle volte. Durante queste "konversazioni". È la noia, I suppose. È ke più ke konversazioni le kiamerei vessazioni. È ke anke se sto zitta fa lo stesso. Mi lascio, valorosa(mente), rovesciare addosso tutto quello ke kasuali versatori hanno dadìre sul mio essere italiana o giapponese e sul mio abitare a Osaka o a Milano. Di solito non c'è da agitarsi più di tanto. Un oh, nice! O un sorrisino kompiaciuto seguito dalla durata della loro permanenza più lunga in Italia risolvono il tutto. in poki minuti. Mi kiedo perké, solo questo. Sono situazioni inkùi metto meglio a fuoko il mio essere trasversale epprìvo di skemi. Nelle gambe il movimento, sulla testa il firmamento. Ankora una volta. Non sono esterofila, non sono nazionalista. Amo tutto ciò ke (c')è. Ettùtto ciò ke (c')è è tanto mio quanto di ognuno. E allora non penso ke un parigino sia più affascinante solo perké parla il francese. E allora non penso ke qualkuno dovrebbe gloriarsi di non sapere una parola di inglese. Rimanere blokkati nel proprio pikkolo minuskolo partikUlare. Konvinti kesìa il migliore. E non mi interessa quello ke sembro, né l'idea ke posso dare. Io sono io. Tutto il mondo inizia kon me e finisce kon me. Kome per ognuno, del resto. Tutto il mondo è anke mio. Kome per ognuno, del resto. E sto bene in questo atteggiamento un pò distakkato. Ma, in realtà, partecipe a un livello superiore. Sto bene eppréndo esempio da Simone de Beauvoir, ke qui respiro ovunque. Lunedì sulla sua tomba ho inkontrato qualkosa di lei. Per laprìma volta. Sotto una pietra semplice ekkiàra, era sepolta insieme a Jean Paul Sartre. Solo ilòro nomi e ledàte. Times New roman, kredo. Nero. Korpo grande. Senza troppi giri e lalòro tomba, sisà, avrebbe potuto essere piena di giri. Ma era una tomba semplice. Perké le loro opere restano. Perké si trattava di persone vive vivissime e non avevano nessun bisogno di mostrarsi altro da sé. Perké non ci illudessimo. Noi abbiamo fatto quello ke abbiamo potuto. Sembravano dirmi. Ora tokka a te, ely. Libera, leggera, senza bagagli, senza katene, senza skemi, senza kodici, senza barriere. Vai!! Vivi questa parentesi kon gioiosa semplicità. ettùtto tiverrà dolce e facile. Ettùtto assumerà i kolori pastello del quotidiano. E, magari, qualkuno verrà sulla tua tomba un domani. e ti skriverà parole dritte al kuore. Kome se ti avesse sempre konosciuto. Perké è il kuore kedévi mettere in quello kefài. Il kuore non muore. Il kuore kontinua sempre. Basta saperlo kapire. Tanto non ha appartenenze eppàrla tutte le lingue. E lunedì un fiore rosso si è appoggiato sul balkone. Ennòi abbiamo aperto la finestra e lo abbiamo lasciato entrare. Ellùi non era più un fiore. Era un kuore. Anzi: due kuori. Ké, kome skrivevo, basta saper kapire.

postato da: ioeilmiopc alle ore 18:56 | ***** | commenti (10)
kategoria:senzbagĂ gli
martedì, 07 aprile 2009

Vedi, c'era una volta una ragazza ke attùtt'ikòsti voleva sentire lavòce delmàre.... Quella ragazza emmòrta... ...kome muoiono lemòske quand'è l'ora.

postato da: ioeilmiopc alle ore 06:15 | ***** | commenti (7)
kategoria:lafĂ vola
lunedì, 06 aprile 2009

Bé, parlare di debutto mipàre sia fuori luogo, giakké è un belpò ke skriviamo in ioeilmiopc... solo ke l'idea di essere tutti lastéssa kosa abbiamo skoperto essere fautrice di imbarazzanti equivoci; kosì da oggi ognuno fa persé... cià.

postato da: dday alle ore 10:09 | ***** | commenti (4)
kategoria:dday
lunedì, 06 aprile 2009

Sikkome questo, e lo sappiamo, non è un blog klassiko (da intendersi per klassiko ke dietro c'è solo una persona kome nella maggior parte degli altri blog), quest'oggi  celebro kon voi ilmìo debutto.

Konsideratemi, da oggi, un altro pezzettino di ioeilmiopc.

postato da: liagale alle ore 06:28 | ***** | commenti (7)
kategoria:liagale
domenica, 05 aprile 2009

Qui il tempo non può nulla! Puoi stare kon qualkuno per n sekoli insieme e non konoscerlo affatto.
Ergo: lafidùcia deve star dentro gli okki di ki guarda, dentro il kuore di ki ama... apprescìndere dal tempo traskorso insieme. Apprescìndere datùtto.

Ci si può fidare di qualkuno solo se si ha fiducia in se stessi.

postato da: ioeilmiopc alle ore 22:54 | ***** | commenti (5)
kategoria:lafidĂącia
giovedì, 02 aprile 2009

Stattùtta qui: la gelosìa è timore di perdere ilnòstro oggetto d'amore. Kome se dadàre, da offrìre, avessimo solo un buko umido o un kazzo turgido. Sesso kome affetto, kome karezze: se non mankassero mai non nascerebbe l'esigenza di abbandonarci aqqualkùno.

postato da: ioeilmiopc alle ore 01:50 | ***** | commenti (16)
kategoria:lagelosìa
mercoledì, 01 aprile 2009

1. Precisiamo. Le tante ‘kappa’ presenti nei suoi testi non sono dovute a giovanismi moderni (giovanismo è neologismo mio, intendetelo come uno dei modi di essere giovane). Queste kappa – che indirettamente richiamano la pronuncia dal greco – hanno un senso: è una ricerca di identità. Non identità confusa nel mescolame (altro neologismo, scusate!) di chissà quale incertezza; ma una marcata ricerca di identità, un procedere verso una conoscenza, un’identità che vuole sapere di sé. E lo fa tramite la parola. Il suo scrivere è di testi che si collegano all’aspetto oltre-confine del senso delle parole che parlano di un’esperienza o di qualcuno; da qui un legare le parole per comunicare il senso che ioeilmìopc ha catturato, catturare parole insieme – letteralmente e graficamente legate – per ridarle indietro al lettore come se le avesse trovate così dall’origine. Ricreare un linguaggio rispettandolo nella pronuncia ma adattandolo alla grafica dei sentimenti. Questo non è giovanismo. Questa è sensibilità pura. ioeilmìopc: basta questo nome per dare un significato diverso al linguaggio. Linguaggio di senso, musica discreta che lievemente e docilmente accarezza – sfiorandola – l’interiorità del lettore. ioeilmìopc fa pensare alle note di Sakamoto, un pianoforte sublime, accordato bene, distillato di purezza sensitiva, di sensibile fragilità e di silenziosa forza che trascende le forme del quotidiano; ecco il perché del linguaggio che riforma se stesso a livello grafico mediante la sua riscrittura. ioeilmìopc riscrive una scrittura capace di denotare un senso musicale nel volere e nel saper scrivere su di un’esperienza, qualunque essa sia. Perché l’esperienza può parlare solo attraverso le parole, non attraverso se stessa perché è azione umana che ha bisogno di essere digerita dallo stomaco del cuore e del pensiero. Le sue parole sono gocce che cadono su un viso e per uno sbaglio-effetto voluto appaiono come lacrime: ma sono lacrime! lacrime vere, solo che non sono uscite dagli occhi, ma da un’atmosfera che va oltre l’umano apparire. È un umano sentire di pioggia come lacrime e scandiscono il tempo di un divenire magico, sofferto e poetico insieme. Dicevo: ioeilmìopc fa pensare alle musiche di Sakamoto, anzi alcuni suoi testi possono rappresentare tranquillamente una grafica interiore delle melodie del noto musicista giapponese, in particolare del tanto amato e nostalgico Merry Christmas, Mr Lawrence in una versione live che se l’ascolti la prima volta, il cuore ti si fa più fragile e non sai se intendi ascoltarlo una seconda volta tanto che è bella e profonda. ioeilmìopc non preferisce il gioco di parole che si risolve in se stesso, ma il tocco della parola sulla percezione psico-emotiva abile a rendere vero quanto può sembrare magico e impalpabile. La parola per ioeilmìopc diventa contenitore di molte cose, molti significati resi con la suggestione del volo e del passaggio di nuvola che non disturba ma vuole ricordare qualcosa. Il cosa, nemmeno lo sa, oppure lo sa, ma quando prova a dirlo quel qualcosa cambia volto e deve ricominciare a descrivere un nuovo movimento: un movimento di altri significati che comunque si ricongiungeranno nel tempo; perché il tempo scandisce silenzioso un momento di scrittura. Un tempo senza tempo.

2. Per i motivi che ho citato sopra, verrebbe una domanda, forse semplice, ma non scontata. Chi è ioeilmìopc? Non ‘chi’ per intendere la persona diretta, ma la personalità, quell’atomo umano che gira come in una galassia per cercare un punto cardinale dove sostare. Il chi come un’identità che vive in un cosmo e in quale cosmo in particolare. È qui che si snoda l’intreccio. Tutto parte dal trovare un senso di identità. Quell’identità presente e assente al tempo stesso, che svanisce e ritorna.
Crotone, 22 marzo 2009 dzizza.

postato da: ioeilmiopc alle ore 17:48 | ***** | commenti (22)
kategoria:kritika di ragion impura
lunedì, 30 marzo 2009

Askrìvere questo post ora siamo indùe, anzinò in tre.

...ilfàtto è ke evvéro ke il tempo è relativo, ma kazzo, ettròppo breve quando sei in ottima kompagnia.

C'è ke dovrebbero inventare nonsò, un orologio kon 24 numerini dentro, emmagàri anke solo una lancetta: fankulo! niente più minuti.

Untìzio di passaggio:  "skusi Lei, ke ore sono?"  
- ehm.. le tre, perké?

-------------------DOPO DUE ORE-------------------

Iltìzio diprìma: "skusa tu (nel frattempo siamo diventati amici...) emmò ke ore abbiamo fatto?"
- ehm... letré emmézza, perké?

Ci vorrebbero anke più vite, 7 magari, come i gatti, ké metà diquésta l'abbiam sprekata accerkàrci...

postato da: ioeilmiopc alle ore 10:28 | ***** | commenti (8)
kategoria:48 ore
lunedì, 30 marzo 2009

Leparòle hanno ilòro limiti kome ognikkòsa. L'arkitetto diquésto Kreato ha uno stile tuttosùo e partikolarissimo; una Sua firma inkàlce ad ogni foglio bozza kreatura sasso goccia d'acqua è presente evvisìbile: tutto è parte di qualkosa, della stessa kosa. Tutto ha isuòi limiti e ilsùo tempo; l'insieme cisfùgge kome sfuggono i partikolari (ankequésti komposti da più di un qualkos'altro)

Dovremmo non perderci, dovremmo potercelo meritare, dovremmo fottere l'Arkitetto ditùtte lekòse perké hai visto puretù, l'hai ''sentito'' kome l'ho sentito io, ke ci potremmo bastare salvare fermare.
Disàbato notte tu hai preso per un istante attremàre... avevi letùe mani sui miei kapelli e kogli okki kiusi ovvìsto latùa libertà, lamìa felicità. Il paradiso non è bianko lucente accekante, il paradiso seitù quando vieni.

postato da: ioeilmiopc alle ore 03:23 | ***** | commenti (7)
kategoria:disĂ bato
domenica, 22 marzo 2009

Lontana, laéko del nostro riflettere pesante; skava eskàva nelfòndo delpòzzo.

''Skrivi ke ti fabbéne'' midicévi lasciandomi solo una penna e latùa malinkonia. Levédi puretù leròndini? Volano alte sui kalcinkùlo delnét, e nelnét non c'é l'anagrafiko, sai?

postato da: ioeilmiopc alle ore 05:37 | ***** | commenti (5)
kategoria:migrazioni
venerdì, 20 marzo 2009

Tra imiéi link cen'è uno ke merita visibilità, attenzione. Evvorréi ke (oh! voi) ke passate diquà, oggi andiàte dilà ke ettròppo importante. Tanto qui non c'è più unkàzzo daléggere.

link: ''cloridrato di sviluppina''

postato da: ioeilmiopc alle ore 10:42 | ***** | commenti (3)
kategoria:cloridrato di sviluppina
mercoledì, 18 marzo 2009

Ilpénso dunque sono di kartesiàna memoria...
Se evvéro kevolére eppotére, questa notte silenziosa sarà l'ultima. Domani metto sustràda (lamìa) volontà ekkoràggio evvediàmo s'è vero, s'è possibile ke isògni si avvérano solo se livuòi kontùtta l'anima. Se lavòce del mondo è suadente kometé quando ridi. Quando, dopo l'amore, miguàrdi e midìci ke mivuòi bene.
Domani! Oh! Gesù 'ggrìsto, fammi unfavòre: non farmeli più aprire gli okki se sitràtta dell'ennesima sciokka illusione, setùtto resterà kosì kom'è. Ketànto non c'è gusto nell'attraversare lastràda e riskiàre di krepare ognivvòlta kelòro si aspettano damé pronti riflessi. Io c'ho lekùffie appàlla ennòn lisénto. Ellòro midìkono le parolacce mentre io preferisko sentire te invece kelòro e lalòro fretta di andare, di non tornare... di non restare.

Karo Gesù 'ggristo, se mikàmbi io inkàmbio tidò pure l'anima eqquéllo kevuòi perké voglio esser normale e non kosì komesòno ke non mipiàce. Prenditi pure lamìa kollezione di monete e le konfezioni dité. Ilmìo pc e le bestemmie, l'odio ketipòrto e il kappotto dilàna, kelosò ke non è tanto ma tussài k'è tutto ciò ke possiedo. E inpiù tidò lamìa promessa ke pekkerò dimèno di adesso, meno di ieri eiéri l'altro, e nondirò più le parolacce attùo padre: kepòi ekkòlpa sua ke mifà inkazzare sempre, ke io voglio una kosa ellùi puntualmente menedà un'altra ke non misérve anniénte. Ké quando simétte eppròprio stronzo dibbrùtto ma io lo perdonerei setù midarài quello kevòglio. Anzi, tiggiùro ke lo perdono e gli dedikerò un cero ke accenderò ogninnatàle. Eppùre atté lo accendo, però più grande kekosì dura dippiù. Effarò buone azioni ognivvòlta ke avrò iltémpo e lemàni libere. Essuonerò le kampane sakre di shogun garden appéna ritorno dalòro. (spé kevàdo affàre pipì ke non ho finito didìrti quello ke tidévo kiedere questa notte).
Allora, devi darmi questa kosa ke c'ho ummùkkio dikòse dadìre, sentire effàre. Ke nonsòno kometé ekkòme tuo padre ke disponete ditùtto iltémpo deltémpo. Io avrei una certa fretta ettù losài ke aspetto pure da unsàkko ditémpo. Dunque adesso, mio buon Gesù 'ggristo, io vado allétto matù devi promettermi ke domani succederà ke ilmìo umile desire diventerà realtà. Punto.

postato da: ioeilmiopc alle ore 00:28 | ***** | commenti (10)
kategoria:karo gesĂą ggristo